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Commercianti vs Amazon a Natale

Commercianti vs Amazon a Natale

I timori di un Natale troppo magro sta ridando fiato alle corporazioni

I commercianti sul piede di guerra per difendere il loro patrimonio più importante, la clientela. Natale, da solo, costituisce una percentuale altissima degli incassi che i negozi tradizionali effettuano in tutto l’anno. Ci sono categorie commerciali che realizzano oltre il 75% del loro fatturato, in pochi giorni. La riduzione d’orario o la chiusura, a seconda delle regioni, sta preoccupando molti dei gestori. Il timore di non riuscire a salvare la stagione invernale e con essa la propria attività, è altissimo. Commercianti vs Amazon a Natale

Una nuova corporazione

Categoria difficile da riunire sotto un solo cielo quella dei commercianti, eppure oggi sembra di essere tornati alle solidità delle corporazioni rinascimentali. Molta coesione per cercare una soluzione che in questo momento dia fiato alla categoria. Molte voci si sono alzate per ottenere aiuti e per azioni coinvolgenti, che portino a decisioni importanti del governo. Monta la rabbia nei confronti dell’e-commerce e in questo caso Amazon è diventato il simbolo del nemico. In Francia, con un’azione concertata, le associazioni del commercio sono riuscite ad ottenere un rinvio del Black Friday alla prima settimana di dicembre. Per dare la chance ai negozi tradizionali, di attrezzarsi a loro volta, per essere competitivi.

Commercianti vs Amazon a Natale

Amazon approfitta

Amazon approfitta della situazione, la pandemia costringe ad uscire poco e i clienti navigano in rete invece di varcare le soglie dei punti vendita. È un’azione comprensibile, gode di una posizione dominante e la sfrutta a dovere. Quello che non convince è l’evasione fiscale che è permessa a Bezos e alla sua società. Le tasse che Amazon paga, nei paesi dove svolge la propria attività, sono ridicole rispetto a quelle che devono versare i commercianti tradizionali. Questo avvelena il mercato e lo condiziona in modo rilevante, potremmo parlare di un mercato alterato.

La colpa dell’e-commerce

La colpa non è ovviamente dell’e-commerce in sé stesso, ma di chi permette a questi giganti di fare i loro comodi. Amazon, in effetti, contribuisce in modo infinitesimale ai servizi che utilizza, mentre distribuisce le sue merci. Dovrebbe essere il governo ad imporre una tassazione superiore. Uno scoglio difficile da superare se non si agisce di concerto in tutta la comunità europea. Amazon sfrutta lo spazio che gli viene concesso. Approfitta del nostro desiderio di fare acquisti spaparanzati sul divano, e utilizza la profilazione per proporci continuamente merci nel settore che ci interessa. Allo stesso tempo però bisogna rilevare che l’arretratezza del nostro paese in campo tecnologico è troppo marcata. Se oltre il 70% delle aziende medie e grandi italiane, non ha un sito abilitato all’e-commerce, ci sarà sempre chi approfitta di questa falla.

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Un ammodernamento necessario

Per battere un gigante come Amazon, servono personalità, originalità ed organizzazione. Non lo si può battere sui numeri ma sulla qualità, il commercio deve fare tesoro dell’esperienza che ha accumulato e farla diventare un plus. Impensabile che tutti possano rivelarsi attraenti e unici, ma qualcosa va tentato o nessuno dei negozi di vicinato sopravviverà. Si può puntare sul prezzo ma, o si possiede un articolo veramente unico, o le piattaforme di vendita, sapranno sempre offrire sconti impossibili da emulare. Un ammodernamento della rete di vendita è necessario e auspicabile.

Prodotti assai diversificati  

Alcuni settori hanno puntato tutto sull’empatia, sul rapporto personale. Un settore come quello delle librerie, ad esempio, ha trovato formule interessanti e ha messo in rilievo la capacità di narrazione dei librai. Un patrimonio che un asettico e-commerce fatica ad emulare. Non vale ovviamente per ogni settore, vendere merce che è rintracciabile ovunque, non lascia molto spazio ad esprimere la propria personalità. La differenza in quel caso la può fare il servizio, ad esempio la consegna a domicilio in orari concordati, la confezione regalo o altre formule apprezzate dalla clientela. Spazio alla fantasia che agli italiani non manca.

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Un invito a comprare vicino a casa

L’associazione dei commercianti dovrebbe puntare a far comprendere ai clienti, che la loro attuale comodità rischia di diventare un disagio futuro. Quando i negozi di vicinato scompariranno, non ci saranno altre possibilità se non utilizzare l’e-commerce. Con le tempistiche delle consegne dell’on-line. Impensabile acquistare al volo qualcosa sotto casa, perché le porte dei negozi saranno sbarrate. Comprare nei negozi tradizionali diventa un esercizio di resistenza, un modo per garantirsi qualità e comodità. Anche la privacy diventa un fattore, la costante profilazione che subiamo acquistando in rete, non ci protegge dalle spinte commerciali. I costanti suggerimenti che vengono dalle piattaforme, suggeriscono che i nostri dati non sono protetti e sono a rischio di essere rivenduti. Commercianti vs Amazon a Natale

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Credits: PxHere

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Commercianti vs Amazon a Natale perché temono la concorrenza sleale dei siti e-commerce che pagano pochissime tasse
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